“L’UNIVERSITA’ “ di Caccavone
Sicuramente, ad inizio del ‘700, con i primordi dell’Illuminismo,
l’abitato del feudo di Caccavone viene costituito in
“Università”, o meglio in municipio o comune,
come oggi viene inteso. Di sicuro la sua esistenza è
provata nel 1704, con un ricorso alla Regia Camera della Sommaria
da parte dell’Università di Caccavone contro
l’Università di Agnone per il possesso di contrada
Frascete.
Nel 1799 fu compresa nel Distretto del Sangro e nel Cantone
di Agnone. Nello stesso anno l’Università di
Caccavone rimase fedele ai Borboni, e combatterono contro
una spedizione repubblichina di Agnonesi, reduci da Boiano,
guidati da Medoro Gamberale, che parteggiavano per i francesi,
respingendoli fuori dai confini. Ma appena un anno dopo i
fautori della repubblica ebbero il sopravvento, e guidati
dal notaio Faustino De Meo piantarono davanti al palazzo Marchesale
l’Albero della Libertà, al posto del quale, dopo
la restaurazione del 1816, fu piantata una croce.
Il comune dal '800 al 1922
Nel 1806, con l’abolizione dei privilegi feudali, i
possedimenti di Colle Casacco e della Carapellese, che dal
1421 erano sotto i principi di San Buono e il 22 ottobre 1687
furono confermati al Comune di Schiavi da Marino Caracciolo,
e quello della Scalzavacca, sotto il dominio del Marchese
di Civitanova e Duca di Pescolanciano D’Alessandro,
nonostante abitati ed affidati a gente di Caccavone, venivano
rispettivamente incorporati nelle Università di Schiavi
d’Abruzzo e Civitanova del Sannio. Contro questo provvedimento
reagiva l’Università di Caccavone presso la Commissione
Feudale di Napoli, opponendosi legalmente. Nel 1810 la Commissione
Feudale non si pronuncia, e rinvia la decisione all’autorità
amministrativa. Nel frattempo, nel 1807 l’Università
viene assegnata al Distretto di Isernia e compresa nel Governo
di Vastogirardi. Con la Legge del 1 maggio 1816, Caccavone
veniva attribuita al Circondario e poi Mandamento di Agnone.
Essa aveva nella propria giurisdizione territoriale una frazione,
Castelverrino, che nel 1819 divenne comune autonomo.
Nel 1820 si segnala una piccola setta carbonara, guidata
da Domenico Antinucci, dottore in legge, che si riuniva nel
palazzo ducale.
Nel 1848 si ebbero echi della rivoluzione anche in Caccavone,
in quanto furono rinviati a giudizio presso la Corte Criminale
di Campobasso come cospiratori Pasquale e Michelangelo Antinucci
e Antonio Mastronardi, su denuncia del Capo Urbano di Caccavone,
Don Filippo Moauro.
Dopo l’entrata di Garibaldi a Napoli nel 1860 e l’annessione
del Mezzogiorno d’Italia alla corona Savoia, immediatamente
vennero innalzate in Caccavone le bandiere tricolori e sostituite
le immagini borboniche, specialmente nella sede della Guardia
Nazionale. Opposero resistenza l’Arciprete Don Vincenzo
Amicone e il fratello Nicolamaria, che verso la fine di settembre
ripresero il sopravvento e restaurarono le immagini dei Borboni.
Ma l’arrivo dei Garibaldini, e la resa susseguente dell’Università,
con la repressione dei contadini che erano scesi in lotta
contro i nobili locali, riportò la calma. Nello stesso
anno la Guardia Nazionale di stanza a Caccavone, con a capo
il capitano Pasquale Antinucci, contribuì, insieme
a quella di Belmonte e Agnone, a reprimere la sollevazione
borbonica del Farano a Castiglione Messer Marino, così
come a Celenza sul Trigno e Pietrabbondante. Nell’ottobre
susseguente, ad opera di Raffaele Palomba, scoppiò
in Caccavane una sollevazione borbonica, ma intervenne prontamente
il Sindaco Pasquale Antinucci, che fatta disporre la Guardia
Nazionale, sedò la ribellione con la forza della dissuasione
armata.
17.IV.1862: una data storica
Il 17 aprile 1862, Giovedì Santo, giunse voce che
una turba di briganti sbandati si aggirava per l’agro
di Caccavone. Il Sindaco, Pasquale Antinucci, aveva ordinato
alla Guardia Nazionale, composta da 42 militi più il
capitano, che era lo stesso sindaco, di partire d’urgenza
per sedare una nuova rivolta borbonica a Celenza. Mentre erano
radunati in piazza, il vetturino Domenicantonio Bartolomeo
portò la notizia della presenza dei briganti, come
dei pastori gli avevano riferito. Si trattava della Banda
di Luigi Alonsi, detto “Chiavone”, che in verità
aveva 24 uomini a cavallo al suo seguito, e stava cercando
semplicemente di ritornare alle sue basi, senza agggredire
la popolazione. Nella confusione del momento, il Sindaco e
la Guardia Nazionale cambiarono obiettivo, e si diressero
contro i briganti con grande approssimazione: giunti in Fonte
Scarpa, trovarono delle donne che riferirono loro il messaggio
dell’Alonsi: “Tornate indietro, né vi affaticate
tanto a seguire i briganti, che oggi non hanno voglia di venire
alle mani, perché è giovedì santo: essi
desiderano fare Buona Pasqua, e vi mandano per consiglio che
facciate voi pure lo stesso”. Ma, sviati dall’informazione
precedentemente ricevuta che erano senza armi, i militi non
rinunciarono all’inseguimento: presso Salcito avvenne
lo scontro, i Caccavonesi furono accerchiati e perirono 10
militi, con il sindaco Pasquale Antinucci.
Il 26 maggio 1912 e il 29 maggio 1913 il Consiglio Comunale
di Caccavone approva due deliberazioni importanti, riguardanti
lo stralcio del latifondo Carapellese dal catasto di Schiavi
d’Abruzzo e l’accatastamento in quello del Comune
di Caccavone e la delimitazione nuova dei confini del Comune
di Caccavone con quello di Civitanova, con restituzione della
Scalzavacca. Il 28 settembre 1914, il Consiglio Provinciale
del Molise riconosce la validità della richiesta della
Carapellese, e approva la rettifica interessante tale territorio,
considerando un errore la ripartizione del 1810, e demandando
all’autorità prefettizia la risoluzione della
questione. Il Prefetto di Campobasso avvia immediatamente
le procedure, ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale insabbia
la questione.