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Origini e Storia > Epoca Feudale
 

Feudo di Caccavone e colle di San Cataldo

L’antico feudo di Caccavone, fino all’anno 1000, pur non avendo rapporti documentati con gli ordini religiosi, presentava un territorio di culto, con presenza di piccoli monasteri e cappelle rurali. Tra questi va annoverato il Colle di San Cataldo. Il Colle di San Cataldo, che sorge sulla destra del Colle Friscellotto, secondo la tradizione ospitò in epoca medievale un monastero o cenobio di monaci benedettini, il che prefigura, data la struttura dei borghi medievali dell’epoca, la presenza di un centro di popolazione attorno a tale abitato. Dalle testimonianza storiche, pare che il titolo di “Abate” di cui si fregiava l’Arciprete Angelo Mancini, sia derivato appunto dalla presenza di un monastero in questa località. Scavi eseguiti intorno al 1899-1906 hanno attestato in loco la presenza di un gran numero di reliquie umane, ossa e oggetti di epoche differenti: idoletti, monete anteriori all’epoca cristiana, di epoca veneziana, una pila di acqua santa. Attorno a San Cataldo sorgono altri due colli, detti di S.Elia e S.Pietro, sui quali sicuramente vi erano due badìe con titoli simili, in quanto esiste un documento presso la Curia di Trivento con il quale il Vescovo dell’epoca le dà in beneficio al Cardinale Vincenzo Petra. Alla sua morte, questi benefici passarono all’Arciprete Angelo Mancini, che ereditò il titolo di “Abate”. Altre testimonianze accreditano la presenza anche della Badia di San Martino, con casale omonimo. Su questi colli abbondano ruderi e tombe. Tutte queste testimonianze fanno presumere con sicurezza la presenza di un monastero o cenobio in San Cataldo, che doveva avere, secondo lo stile benedettino dell’epoca, tendente a creare un monastero principale con svariate badie secondarie, come visibile a San Vincenzo al Volturno, il ruolo di monastero centrale. Tuttavia, ancora oggi appare controversa la presenza reale di San Cataldo nella nostra terra : è probabile che il monastero sia stato dedicato a questo santo, che fu VI° Vescovo di Taranto, e che le più recenti indagini storiche individuano come di origine longobarda, e quindi con un episcopato posteriore al 682 d.c., sicuramente monaco benedettino. Ultimamente, in tale località, per volontà degli abitanti della contrada, nel 1998 è stata istituita la Festa di San Cataldo, oggi fissata il 17 agosto, in onore del Santo Omonimo, con il solenne riconoscimento del Parroco Don Dario Moauro e di S.E. Mons. Antonio Santucci, Vescovo Diocesano, che ufficialmente hanno sancito il culto del Santo stesso. Oggi, questa festa, si presenza di eccezionale richiamo nei dintorni, e si caratterizza come una festa tipica della campagna poggese, con la presenza di esposizioni di mezzi agricoli d’epoca, saghe contadine, giochi popolari.

Basso Medioevo

La prima menzione del territorio di Caccavone si ha quando i principi Longobardi Landolfo e Pandolfo concedono al Conte Randoisio o Radoisio, figlio del Conte Berardo, intorno al 740 d. c. il teritorio di Caccavone.

Intorno all’anno 1070, tra i baroni del Regno di Napoli, nell’elenco di coloro che, sotto gli auspici di Guglielmo il Buono, normanno, erano stati chiamati alla crociata in Terra Santa, figura Raul de Petra, investito da Ugone, figlio di Atto, feudatario di Caccavone.

Nell’epoca Angioina, troviamo Paolo de Giga, soldato, investito del titolo di Barone di Caccavone, da Carlo I d’Angiò, intorno al 1269.

Stefano di Agnone, unificando i castelli di Agnone e Caccavone, succedette a Paolo de Giga, e così nel 1291 gli successe Rolando Gisulfo, che tenne unificati i due possedimenti.

Tommaso di Trogisio (Troise), e la sua vedova Francesca di Celano, governarono il territorio di Caccavone, con quello di Pizzone, di San Mauro e San Leucio intorno al 1335.

Carlo I Caracciolo, detto Carrafa, nel 1381, sotto il regno di Carlo III di Durazzo, oltre ai possedimenti di San Leucio, San Mauro, Staffoli, Poste, Civitella, Capracotta, Rocca de Ulmeto, Castelluccio e Santa Lucia, ottenne anche il possedimento di Caccavone. Il possesso gli fu confermato da Roberto di Artois e da Giovanna, duchessa di Durazzo. Questo possesso fu confermato anche dalla regina Giovanna II nel 1415.

In epoca aragonese, Re Ferdinando I d’Aragona confermò nel 1461 a Bartolomeo I Carrafa, figlio di Carlo I, i possedimenti di Caccavone e di San Cataldo, compresi i diritti sugli uomini e il diritto di patronato delle Chiese.

Nel 1471 troviamo come feudatario di Caccavone il figlio di Bartolomeo I Carrafa, Nicola, che viene confermato da Ferdinando I nel possesso. Alla sua morte, Caccavone passò sotto il controllo del fratello Adriano Carrafa, investito in questo possesso dallo stesso re l’8 marzo 1484. Ma la sopravvenuta morte di Adriano, portò alla concessione del feudo di Caccavone al figlio Bartolomeo II. Così nel 1491, il Re, accogliendo la donazione fatta da Bartolomeo II, immette il di lui figlio Carlo II Carrafa nel possesso di Caccavone. Ma già nel 1494, per la sopravvenuta morte di Carlo II, il territorio di Caccavone ritorna, con il benestare di Alfonso II, nelle mani di Bartolomeo II. Così il 14 dicembre 1514, in pieno periodo spagnolo, il vicerè di Napoli acconsentiva alla donazione di Bartolomeo II del territorio di Pietrabbondante e Caccavone al nipote Bartolomeo III, ma questa non ebbe luogo, giacchè Bartolomeo II e suo figlio Adriano vendettero l’8 gennaio 1515 il feudo di Pietrabbondante e Caccavone a Salvitto di Carfagna di Capracotta, per 4300 ducati.

Il 5 giugno 1517, Salvitto Carfagna vendette nuovamente ad Alfonso de Raho i due feudi, per soli 1875 ducati. Alfonso de Raho, forse il più illustre Signore di Caccavone, era figlio di Antonio de Raho, consigliere del re spagnolo Ferdinando II, detto il cattolico, e di una certa Diana Piscitelli. Trascorse la sua giovinezza a Napoli, e dopo la morte del padre, avvenuta il 20 maggio 1504, divenne Signore di Montorio dei Frentani. Sposò Laura Carafa, figlia di Bartolomeo, già feudatario di Caccavone, Signore di Forli del Sannio. Nel 1527 passò alle cronache con il titolo di Marchese di Caccavone per aver saccheggiato, insieme ad Ascanio Colonna, Roma, e aver costretto Papa Clemente VII a Castel Sant’Angelo. Morì a Napoli il 17 luglio 1546.

Nel 1533 Alfonso de Raho dona al secondogenito Ferrante i due feudi, che mantiene fino alla sua morte, avvenuta il 12 febbraio 1587. Gli succede il figlio Giovan Battista de Raho, a cui nel 1592 succede il figlio Alfonso II de Raho, con tutrice Beatrice della Castagna. Beatrice, figlia di Giovanni Andrea della Castagna, Conte di Sessano, e di Caterina Sciapica, amministrò le terre di Caccavone con una certa severità, insieme al feudo di Pietrabbondante, apportando ai due feudi notevoli miglioramenti. Soggiornò in Caccavone per lunghi periodi. Morto Alfono II nel 1602, gli succede Giovan Battista II de Raho, con tutrice la madre Porfilia Mazzacane. Questa concede il 3 ottobre 1614 per nove anni in beneficio il feudo di Caccavone e Pietrabbondante a Tommaso Marchesano, sposo di sua figlia Laura de Raho. A causa di guai economici, l’11 marzo 1622 Giovan Battista II de Raho fu costretto a vendere Pietrabbondante e Caccavone al Barone Donato Marchesano. Riavuto il feudo di lì a poco, il 2 giugno 1633 lo stesso Giovan Battista II de Raho vendeva Caccavone e Macchiabovina al Barone Santo de Santis.

Il 21 ottobre 1639 succedeva nel feudo il nipote Francesco de Santis, a cui, il 16 agosto 1643, successe il figlio Giuseppe, quindi Francesco II e Vincenzo De Santis, ma la terra fu confiscata dal Regio Governo e riacquistata nel 1655 da Vincenzo Petra, duca di Vastogirardi.

Vincenzo Petra assunse quindi il titolo di Duca di Vastogirardi e Marchese di Caccavone, fino alla sua morte, avvenuta il 3 febbraio 1659. Gli successe il figlio Carlo Petra, che estinse i debiti precedenti, e governò fino al 1704. Gli successe il figlio Nicola Petra, che costruì la Chiesa di Santa Vittoria nel 1725, e si fece seppellire nella Chiesa stessa. Il 24 gennaio 1741 il duca e marchese Nicola Petra si ritirava e immetteva nel possesso il figlio Giuseppe Maria Petra, nato in Caccavone. Questi nel 1761 restaurava il Palazzo Ducale. Nel 1782 gli succedeva il fratello Vincenzo II Petra. Nel 1806 a Vincenzo II Petra subentrò il figlio Carlo II Petra, che fu ultimo feudatario di Caccavone, in quanto Gioacchino Murat, re di Napoli, abolì in quello stesso anno i diritti feudali, lasciando inalterati i titoli.

Carlo II, ultimo feudatario, ebbe due figli: Raffaele, Duca di Vastogirardi e Marchese di Caccavone e Francesco. Raffaele Petra, in modo particolare, coltivò le lettere : a Napoli divenne famoso, per le sue arguzie, usando il titolo di Marchese di Caccavone. Di orientamento liberale, collaborò al giornale “Il Caffè del Molo”, di stile satirico umoristico.

Elenco dei feudatari di Caccavone :

>Conte Randisio o Randoisio
>Conte Ugone
>Raul de Petra >Paolo de Giga
>Stefano di Agnone
>Rolando Gisulfo
>Tommaso di Trogisio (Troise)
>Carlo I Carrafa
>Bartolomeo I Carrafa
>Nicola Carrafa
>Adriano Carrafa
>Bartolomeo II Carrafa
>Carlo II Carrafa, quindi nuovamente Bartolomeo II Carrafa
>Bartolomeo III Carrafa (non immesso nel possesso)
>Salvitto di Carfagna (acquirente)
>Alfonso de Raho (acquirente)
>Ferrante de Raho
>Giovan Battista de Raho
>Alfonso II de Raho (tutrice Beatrice della Castagna)
>Giovan Battista II de Raho (tutrice Porfilia Mazzacane)
>Tommaso Marchesano (usufruttuario)
>Donato Marchesano (acquirente)
>Giovan Battista II de Raho (acquirente)
>Santo de Santis (acquirente)
>Francesco de Santis
>Giuseppe de Santis
>Francesco II e Vincenzo de Santis
>Vincenzo Petra, duca di Vastogirardi (acquirente)
>Carlo Petra
>Nicola Petra
>Giuseppe Maria Petra
>Vincenzo II Petra
>Carlo II Petra (ultimo feudatario)







  
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